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Feminism, minorities, LGBTQIA issues, Italian politics and problems

I’m a barbie girl? — January 18, 2018

I’m a barbie girl?

di Nancy Astley

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A perfetta dimostrazione che uccide più il consumismo del patriarcato, nonostante siano, purtroppo, correlati indissolubilmente, nel 1959 in America inizia la commercializzazione del giocattolo forse più venduto al mondo: la Barbie. Sfido chiunque a non sapere di che si tratti. Era una bambola rivoluzionaria per i tempi, date le sue fattezze di donna adulta. Rivoluzionaria perché fino ad allora venivano solo prodotte bambole raffiguranti neonati, a parte una bambola tedesca che si chiamava Bild Lilli, che non ebbe gran successo, anche perché inizialmente era stata creata come oggetto per adulti. Aveva un aspetto da pin up, era in pratica quelle che oggi definiremmo un’action figure, derivata da un fumetto dei tempi.

Da ormai dieci anni dall’instaurazione del capitalismo si è fatta strada a grossi passi una nuova tendenza, definita dallo stesso Marx come “feticismo della merce”, ovvero il consumismo. Gli economisti, come l’americano Lebow, la definiscono con queste parole:

“La nostra economia incredibilmente produttiva ci richiede di elevare il consumismo al nostro stile di vita, di trasformare l’acquisto e l’uso di merci rituali, di far sì che la nostra realizzazione personale e spirituale venga ricercata nel consumismo…”

e questo è più o meno l’inizio della fine. Incominciano in quegli anni i primi bombardamenti pubblicitari su larga scala e la nostra neo nata Barbie è la prima bambola, o addirittura il primo giocattolo, a venire pubblicizzata in maniera massiva anche in televisione. In quegli anni si sviluppa l’idea della donna oggetto, della casalinga felice e realizzata con il suo nuovissimo tostapane o ripresa felice e sognante davanti alla sua nuova lavatrice. Si fa strada l’idea di come la nostra donna si debba presentare, e cosa c’è di meglio che inculcarlo nelle giovani menti dei bambini degli anni ’60 se non attraverso un oggetto d’uso quotidiano? Le prime bambole commercializzate erano, in realtà, more e bionde, ma prestissimo le more sono sparite dagli scaffali lasciando spazio solo alle biondissime, giusto per indicarci qual era il modello di bellezza che si voleva portare avanti. Dicevo, queste bambole bionde, statuarie, perfette, dalle gambe lunghe e affusolate, seni alti e perfetti, di misure assolutamente proporzionate da modella (anoressica), con i lunghi capelli morbidi e setosi entrarono nelle case di tutte le bambine insegnando loro che cosa la società pretendeva dai loro corpi e dalle loro menti. Alla bellissima Barbie aggiunsero poi un corollario di personaggi come l’affascinate e super scolpito addominali-a-tartaruga-Ken, suo marito, e vari altri personaggi che affollavano la loro bellissima casa, in piena atmosfera consumistica, dove bisognava creare sempre nuovi prodotti da vendere. Abbiamo, quindi, questa donna bellissima, sempre perfettamente truccata che si occupa della casa e del marito.

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Le pubblicità di ogni genere di bene materiale tendono sempre di più a mostrarci un’immagine da Barbie, interpretata da attrici in carne ed ossa. Ritengo che ciò non faccia che creare disagio nelle menti delle bambine, che capiscono che devono ambire ad avere un corpo perfetto e statuario e a desiderare una vita con un marito, al quale presentarsi sempre perfettamente acconciate e truccate in ogni momento della giornata. Solo così poteva avvenire la realizzazione della donna, presentata come una figura stupida ad uso e consumo del marito. E chissà se la prima mente che ha immaginato la Barbie, Ruth Handler, ci abbia mai riflettuto. Negli anni questa piccola creatura ha portato alla Mattel, la fabbrica che la distribuiva, una quantità di denaro inimmaginabile. Ha conquistato il favore di tutto il mondo. I collezionisti impazzivano per lei, le bambine l’adoravano e facevano comprare ai genitori ogni tipo di gadget, un successo forse mai più eguagliato per un singolo giocattolo. Ma più si diffondeva e più nessuno pensava agli effetti devastanti sulla figura della donna stessa. Da qui nascono le varie definizioni di associazione di idee bionda-senza cervello, forse anche incentivate da nuovi modelli di Barbie che parlavano e dicevano chicche tipo: ”La matematica è difficile”. Ci sono stati, però, alcuni film che hanno cercato, sotto forma di commedia, di far capire quanto ci fosse di sbagliato ad ambire ad essere una Barbie. Uno di questi è “La donna perfetta” di Frank Oz del 2004, con una bravissima Nicole Kidman, ma non era che un remake di un film del 1975, tratto dal romanzo di Ira Levin “La fabbrica delle mogli”. In sintesi, si denunciava la visione distorta della donna perpetuata dagli uomini, che in questa storia arrivavano anche non preoccuparsi minimamente di snaturare la loro moglie (spesso molto più in carriera o potente socialmente del loro lui) attraverso un processo computerizzato che le rendeva a tutti gli effetti delle bellissime bambole (Barbie) piegate al loro totale volere. Da notare anche il fatto, che, almeno nel film di Oz, si conclude che chi crea e innesca questo diabolico progetto è una donna, che rimpiange i bei tempi andati degli anni ‘50, dove tutto era perfetto e quella doveva essere il modello di perbenismo e perfezione a cui si doveva ambire in quanto femmine. Un po’ quello che ancora oggi ci sia aspetta da una donna ai tempi nostri! Il secondo grande momento di “contestazione” alla Barbie viene poi da una canzone Barbie girl del gruppo danese degli Aqua. Questa canzone è stata anche denunciata dalla Mattel, che rifiutava un interpretazione così aperta e reale del loro prodotto. Trattandosi, però, solo di una parodia, persero la causa. In questa canzone ci sono frasi, che fanno capire chiaramente che il fenomeno della barbiezzazione della donna ha conquistato anche il favore del pubblico maschile incentivato proprio ad “usare” la donna. Ritroviamo frasi di grande impatto, come: “You can brush my hair, undress me everywhere”, “Kiss me here, touch me there, hanky panky “,”You can touch, you can play, if you say ‘I’m always yours’“, “Make me walk, make me talk, do whatever you please, I can act like a star, I can beg on my knees, Come jump in, bimbo friend, let us do it again”. Frasi che direi si commentano da sole. Ma per fortuna negli anni subito dopo l’affermazione della mitica bionda di plastica, si afferma una nuova ondata di femminismo, un femminismo un po’ più moderno e radicale volto a distruggere il pensiero consumista e patriarcale e liberare le donne anche da questo genere di subdola oppressione. E avvengono casi, anche se certamente non correlati all’avvento dell’ondata femminista, documentati anche da numerose ricerche, in cui le bambine passano fasi adolescenziali in cui rifiutano a tal punto il modello inculcato loro durante l’infanzia, da far diventare le loro bambole oggetto di ogni genere di punizione, dalla decapitazione, alla semplice totale rasatura dei capelli, arrivando infine persino a metterle in forno. Questo forse la dice lunga più di ogni altra cosa. Oggi lottiamo più apertamente contro questi fenomeni così chiaramente sessisti e patriarcali, e forse le nuove generazioni non ne saranno più influenzate come magari è avvenuto in passato, perché per fortuna le cose stanno lentamente cambiando. Ma saremo pronte, se si ripresentasse il caso di un fenomeno di costume così forte, a riconoscerne e rifiutare immediatamente questi insegnamenti errati? Avremo la giusta memoria storica e la forza di non farci soggiogare le menti di nuovo? Mi auguro di sì, ma intanto mi godo la soddisfazione di vedere che le femministe non prendano sul serio la Mattel, anche se continua a cercare di entrare nelle loro grazie. Loro, però, non mollano! Vedi articolo su wired.it “La Barbie strizza l’occhio alle femministe (ma non convince) – La Mattel prova a cambiare faccia alla bambola simbolo dell’odierna discriminazione sessuale, ma non ne è capace.”

Go girls!

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Morire per un pompino — September 15, 2016

Morire per un pompino

(This article is in ITALIAN)

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Recentemente sono stata profondamente colpita da una notizia, il suicidio di Tiziana Cantone, una ragazza di soli trentun anni, i cui video hard hanno avuto una diffusione capillare sul web fino a poco tempo fa. Molti hanno sostenuto e sostengono che non sia una santa, che la sua morte non cambi nulla, perché lei ha accettato di farsi filmare e di diffondere materiale pornografico in cui era protagonista, assieme al fidanzato Sergio di Palo, e altri uomini, probabilmente per vendicarsi del suo ex ragazzo. Colpisce come la colpa sia stata attribuita unicamente a lei, come se fosse l’unica protagonista del video, e non chi ha mandato quei video a chi non doveva e a chi ne ha permesso la diffusione su WhatsApp e su siti pornografici, senza l’autorizzazione di Tiziana. “Stai facendo il video? BRAVOH!” Chi non ha letto questa frase e spinto da curiosità, si è informato sulla vicenda? Sono nati meme, parodie. La frase è rimbalzata sui principali social network. Nel frattempo Tiziana riceve minacce, insulti, è costretta a lasciare il lavoro, a cambiare cognome e casa. Prova a rifarsi una nuova vita, si rivolge alla giustizia ma la giustizia italiana procede a rilento.

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Questa vicenda testimonia il fallimento del sistema giudiziario italiano, ma allo stesso tempo deve far riflettere sul nostro presente e su quello che sarà il nostro futuro. Tiziana è solo un’altra delle numerose vittime del cyberbullismo e del cosiddetto revenge porn. L’anarchia del web, l’incapacità di controllare i materiali postati e rimuoverli nei tempi opportuni mettono in luce la doppia natura di Internet: da un lato un luogo di informazione, di condivisione di idee e un possibile strumento per relazionarsi con gli altri; dall’altro lato, c’è il mondo sommerso di Internet, l’Internet della pornografia, del bullismo, della mancanza di privacy.

Sotto un altro punto di vista, la morte di Tiziana deve essere uno spunto di riflessione sulla società moderna e sul ruolo che il femminismo deve ricoprire per la difesa dei diritti delle donne. Emerge ancora una volta il doppio standard vittoriano, quello che divideva (e divide) le donne tra “sante” e “troie”. La morte di Tiziana non ha indignato più di tanto, perché era vista come appartenente alla seconda categoria. Parliamo di progresso, di un modo che sta migliorando, ma in realtà siamo intrappolati negli stessi stereotipi di un tempo. Il patriarcato si è riorganizzato ed è ancora più forte. Una donna che fa sesso liberamente e si diverte facendolo non è vista come una “brava ragazza”. Si ha una concezione del sesso come il compiacere il maschio di turno e, anche se i pompini li fanno tutti, viene vista come una cosa da tenere nascosta. Ciò che è incredibile è che le stesse persone che danno della “troia” a Tiziana passino ore e ore sui siti pornografici.

Il “nuovo” femminismo ha una parte della colpa, perché è un femminismo che si è piegato al capitalismo ed al patriarcato. Finché non ci sarà un’educazione sessuale per i ragazzi e le ragazze italiane, finché i giovani entreranno a contatto con il sesso tramite immagini e video pornografici, sarà difficile fargli comprendere cosa significano erotismo e piacere. Il nuovo femminismo, che si batte unicamente per alcune cause, tralasciandone altre, è il migliore amico del patriarcato. Finché parole come “mestruazioni”, “vagina” e “masturbazione femminile” resteranno un tabù, trovo difficile che ci sia, di fatto, una parità.

Inoltre, è divenuta una moda, da parte di un certo numero di “nuove femministe” tacciare di moralismo chiunque non sia come loro e non si pieghi ai voleri della società patriarcale, asservita alla pornografia e al doppio standard. Io, in quanto femminista, faccio tesoro degli insegnamenti delle femministe e dei femministi italiane degli anni ’70. Quel femminismo che mi ha convinta e che per me è diventato la base per la creazione di una società più equa e più giusta. Un femminismo che doveva necessariamente essere rivoluzionario ed impopolare. Oggi come allora, è necessario un femminismo che abbracci tutte le donne e gli uomini che credono nell’uguaglianza, che pensino che sia assurdo uccidersi per aver fatto un pompino e che una donna che faccia sesso non sia una troia, ma un semplice essere umano che sceglie di provare piacere tramite l’atto sessuale.

P.S. In questo articolo per “pornografia” si intende una certa rappresentazione della donna, specialmente nei video e nelle foto pornografici, come asservita e impotente. Un tipo di pornografia che insegna ai giovani che la donna sia necessariamente passiva in un rapporto sessuale, vista come “buco” o “recipiente. “Erotismo” è, invece, da intendere in senso positivo come rappresentazione della sessualità e dei piaceri umani, mostrando la sessualità in modo attivo e senza alcun tabù.

When I heard the word “feminism” for the first time — November 13, 2015

When I heard the word “feminism” for the first time

[This post may contain mistakes, because English.is not my first language]

Maybe you were wondering where I have been such a long time.

Well, my life is always full of changes and unexpected facts, so you shouldn’t worry if I don’t post for some months. I’ve not forgotten this blog and certainly I won’t.

Today I want to talk about something autobiographic, but in some ways related to feminism.

When did I hear the term “feminism” for the first time?

I was at high school. It was my 4th or 5th year, if I am not mistaken. My philosophy teacher said:

I believe in the equality between men and women. I’m a feminist.

I remember that I didn’t question the word “feminism.” Even if it was the first time I heard it, it was clear to me that it had a positive meaning. What surprised me was that a male pronounced it. I guess this may be related to the fact that, whether we want it or not, we are all affected by patriarchy.

Patriarchy, directly or indirectly, controls our minds. It doesn’t matter if you consider yourself a feminist or not. It is really likely that you experience the violence and the injustice of patriarchy, because our society is grounded in it.

Now I think differently. It doesn’t surprise me anymore when a man tell me he is a feminist, because I’ve become a feminist myself.

But, to be honest, does it matter if a person is male, woman or non-binary?

We are all people, that’s what it matters, and we should all fight against patriarchy!

And you? When did you hear the word “feminism” for the first time?

Leave a comment, if you want.

P.s. I will talk about my teacher in other posts. I know it may be a little bit personal, but he really had a big influence on me!

Yes, I’m a free bitch! — April 13, 2015

Yes, I’m a free bitch!

[This post may contain mistakes, because I’m not English.]

[Traduzione italiana disponibile dopo il post in inglese.]

Hi! My name is Libera, I’m 20 and I live in the south of Italy. My real name is different, but everyone on the Internet call me Libera.

I decided to create this blog to talk about my experience as a discriminated person. I think I am part of more than one discriminated category. First of all, I am a lesbian. Secondly, I am a southern Italian girl. Finally, I am a woman. Therefore, I experienced three types of discrimination. All of them shocked me, and this is the main reason why I am writing this post right now.

Let’s start with my first assertion: “I am a lesbian.”

This sentence should not be interpreted literally. It is very difficult to label my own sexuality, since I have very strange tastes. I am not equally attracted by both sexes, but it would be very difficult to give you in a few lines, dear readers, a good representation of my sexuality. From a physical point of view, I like both girls and boys. But, from a romantic point of view, I have always preferred women. This is the reason why I believe I am a lesbian. As a lesbian, I have been discriminated only a few times, when I was a teenager. What I experienced more was (and still is) being sexualized by males. Many people asked me to have a threesome, orgies, or something like that. Many men liked me only because they imagined me (or hoped to see me) having sex with another woman. This may seem incredible, but it is the truth.

Being sexualized is an issue that I experienced both as a woman and as a lesbian/bisexual girl.

Being a southern Italian girl, I experienced discrimination because of my origins. I live in Campania, near Naples, one of the most beautiful cities of the world. However, for many Northern Italians we (I mean, southern people) are dirty, uncivilized, and underdeveloped. Even among feminists the prejudices about Southern Italians are widespread. For example, I remember a discussion about feminicide and harassment on a Facebook page. The administrator of this page argued that ‘harassment is more likely to happen in the south of Italy’.

She said this without any clues. When some people replied that feminicide, for example, happens more in northern Italy than in the Southern part of the peninsula, the administrator pointed out that ‘feminicide is so widespread in the North because more women work there than in the south; thus, it is just the result of female independency from men.’
I believe that asserting that feminicide is the result of emancipation is really dangerous. According to this logic many people may say that it might have been better if the women never worked. Furthermore, I did not expect that these prejudices could be common even in feminists’ pages.

As a feminist, I believe that feminism should be equality, but not only for women. As a southern Italian feminist, I decided to have a reaction against it.

The third type of discrimination I experienced is sexism (sessismo or maschilismo in Italian). As a woman, I have always felt disadvantaged. My brother could do things that were denied to me. My male classmates had the right to speak. We, the females, most of the times didn’t. When a boy tried to rape me (fortunately, he did not), my ex-girlfriend told me that it was my fault, because I was a bitch. But these are just some examples. I don’t want to talk about too many things right now. I just want to say that this blog will be about myself, as a member of three discriminated groups. Some posts will be serious, others will be not. I hope just to let you know as many things as possible about my country and my life.

The last thing I would like to talk about is why my blog is called puttana libera. A translation could be ‘free bitch’. Well, I think that ‘bitch’ is used as an offense by most misogynists. However, I have chosen this name because I’m not afraid of being labelled as a bitch. Maybe I can be a bitch, but at least I’m free. And if you call me bitch only because I want the right to be myself, you’re just a fucking misogynist.

Peace.

Libera.

Italian Translation:

Ciao a tutti! Sono Libera ragazza ventenne del Sud d’Italia. Il mio vero nome è un altro, ma tutti mi chiamano Libera. Ho deciso di creare questo blog per parlare della mia esperienza come persona discriminata, siccome penso di far parte di più di una categoria discriminata. Prima di tutto, sono lesbica. Poi, sono del Sud. Infine, sono una donna. Per questo posso dire di aver vissuto tre tipi diversi di discriminazione: ciascuno di essi ha avuto ripercussioni sulla mia vita. Ecco perché vi sto scrivendo.

Iniziamo dalla mia prima frase: “Sono lesbica”

Non dovete interpretarla letteralmente. E’ molto difficile etichettare la mia sessualità, dato che ho gusti strani. Non sono attratta da ambedue i sessi in modo equo. Dal punto di vista fisico mi piacciono sia uomini che donne, ma considerando solo l’aspetto sentimentale, ho sempre preferito le donne. In quanto lesbica, sono stata discriminata poche volte quando ero un’adolescente. Quel che ho vissuto di più (e lo vivo ancora) è stato essere oggettificata e “sessualizzata” da alcuni uomini. Mi è capitato che mi invitassero a partecipare ad un threesome o orge e molti uomini mi stavano attorno solo perché mi immaginavano o speravano di vedermi far sesso con un’altra donna. Questo può sembrare incredibile, ma è la verità.

Inoltre, essendo una meridionale, sono stata discriminata spesso per le mie origini. Vivo in Campania, vicino Napoli, una delle città più belle al mondo. Tuttavia, per molti settentrionali, noi meridionali siamo sporchi, incivili ed inferiori. Anche tra femministe i pregiudizi riguardo i meridionali sono molto diffusi. Per esempio, ricordo una discussione sul femminicidio e sulle molestie su una pagina Facebook. L’amministratrice della pagina ha dichiarato che ‘è più probabile che si venga molestate al Sud.’ L’ha detto senza avere alcuna prova.

Quando qualcuno ha risposto che il femminicidio, ad esempio, accade di più al Nord che al Sud, l’amministratrice si è difesa dicendo che ‘è più diffuso al Nord perché le donne lavorano di più che al sud; quindi, è solo il risultato dell’indipendenza femminile dagli uomini.’
Credo che dire che il femminicidio derivi dall’emancipazione femminile sia molto pericoloso. Secondo questa logica, molte persone potrebbero dire che sarebbe stato meglio se le donne non avessero mai lavorato. Inoltre, non mi aspettavo che tali pregiudizi potessero essere così comuni in pagine femministe.

In quanto femminista, penso che il femminismo significhi parità di diritti, ma non solo per le donne. In quanto femminista del Sud, ho deciso di reagire a quanto detto dalla admin.

Il terzo tipo di discriminazione che ho vissuto è stato il sessismo. Come donna mi sono sentita sempre svantaggiata.  Mio fratello poteva fare cose che mi erano negate. I miei compagni di classe di sesso maschile avevano il diritto di parlare. Noi, le femmine, no. Dovevamo tacere. Quando un ragazzo ha provato a stuprarmi (fortunatamente, sono riuscita a fermarlo), la mia ex ragazza mi ha detto che era colpa mia, perché sono una puttana. Questi sono solo alcuni esempi. Ma non voglio parlare di questo ora. Vorrei solo dire che in questo blog parlerò di me come membro di tre minoranze discriminate. Alcuni post saranno seri, altri no. Spero solo che potrete avere quante più notizie possibili su di me. L’ultima cosa che volevo chiarire è la scelta del nome di questo blog.

Perché “puttana libera”?
Beh, molti misogini usano la parola “puttana” come un’offesa. Ma io non ho paura di essere chiamata così. Forse sono davvero una puttana, ma almeno sono libera. E se mi chiami troia solo perché voglio essere me stessa, allora sei solo un maschilista di merda.
Peace.

Libera.