Sessismo ed omofobia – cosa li accomuna

Combattere l’omofobia ricalcando gli stessi stereotipi di genere dalla quale il fenomeno nasce è inopportuno e contrario alla causa stessa. Vi siete mai chiesti perché esiste l’omofobia e perché essa abbia forme variegate? Mi spiego meglio. Forse l’omofobia non è solo ignoranza, ma è sintomo di un qualcosa di più grande e complesso, di un problema ancor più arduo da risolvere: il sessismo.
Mi direte che probabilmente non c’è alcun nesso tra i due concetti, ma io un nesso l’ho trovato. Da sempre, trovandosi alle prese con una coppia omosessuale, l’ignorantone di turno chiede chi “faccia l’uomo” e chi “faccia la donna”.
Per un omosessuale sentirsi domandare questo è assurdo. Ma, in realtà, per me la domanda, apparentemente innocua, tradisce un maschilismo di fondo e un attaccamento ad una concezione tradizionale di famiglia (uomo, donna e figli). La famiglia, proposta come rigido ordine gerarchico, è il primo lavaggio del cervello che subiamo quando siamo bambini. L’idea che in una coppia ci debbano essere necessariamente un uomo e una donna è erroneo, dato che l’amore non è qualcosa che abbia a che vedere con la tradizione.
C’è una canzone che amo canticchiare, che afferma: “L’amore è Natura, ma tu ti stai facendo frenare dalla tradizione.”
Quando dicono che l’omosessualità va contro le leggi naturali, adesso so qual è la risposta da dare. Tutto ciò che è tradizione non è Natura; al contrario, non c’è nulla di più culturale e di umano della tradizione. L’omosessualità è naturale quanto qualsiasi altro orientamento sessuale. Ma come viene visto oggi un uomo che non rispetta determinati standard e che ha gusti diversi dalla norma socialmente imposta? L’idea che un omosessuale sia discriminato per la sua presunta o reale assenza di virilità è indice di una società maschilista e retrograda. Il maschio dipinge sé stesso in un’ottica virilistica di dominio, rappresentandosi come una persona forte fisicamente, che domina tutto ciò con cui ha a che fare.
Tralasciando il dettaglio che recenti studi abbiano dimostrato che la donna è forte così come l’uomo e che, dunque, non ha alcun deficit fisico, la volontà di sopraffare propria dell’essere maschile ha portato a una situazione di sfruttamento della Natura, degli altri animali e della donna, considerato un individuo inferiore e da schiavizzare. Il virilismo ha portato ad una discriminazione nei confronti degli omosessuali e spesso in una loro totale negazione.  Non è un caso se un gay viene spesso definito “femminuccia” o “checca”. Se io discrimino una persona perché ha atteggiamenti femminili, sto discriminando il genere femminile nella sua totalità e lo sto subordinando ad un presunto essere superiore, il maschio. Per l’omofobo il maschio vero deve avere caratteristiche da maschio, deve ricalcare l’icona virilistica che la società e la storia hanno da sempre raffigurato. Un uomo che non scopa con le donne, a cui non piace la figa viene visto come un alieno, come un deviato e un diverso, da allontanare e da stigmatizzare.
Se la sua omosessualità è intuibile da atteggiamenti non conformi (ovvero, non virili), questa persona viene continuamente apostrofata con epiteti fastidiosi e ripetitivi. Per motivi più o meno affini, la lesbica viene vista come un individuo strano. Il maschilista e omofobo di turno potrebbe chiederle come mai si sia stancata degli uomini o le dirà che sicuramente sente la mancanza del pene. Altre volte, a causa della pornografia, la lesbica viene mostrata come oggetto del piacere maschile, che è pronta ad avere un rapporto sessuale con un uomo e una donna contemporaneamente. Questa rappresentazione distorta dell’omosessualità e della bisessualità femminili porta alla degradazione dell’omosessualità femminile e, ripeto, della donna stessa. In taluni casi, la donna non viene vista come tale se prova attrazione per una persona del suo stesso sesso e la si definisce “uomo mancato”.
Non c’è dubbio che la fallocrazia entri in gioco anche qui. Perché una donna non può essere semplicemente sé stessa, in tutti i modi in cui voglia essere? Perché un uomo non può essere semplicemente sé stesso, senza essere giudicato in base a quante donne si scopa o dai suoi gusti sessuali? Vedi, caro lettore, per questo esiste il femminismo. Il femminismo esiste per liberare gli uomini e le donne da una schiavitù che si sono autoimposti. Faranno e stanno facendo di tutto per screditarci, mostrando il nostro movimento come un estremismo politico e culturale. Ci screditano, perché stiamo portando le persone a ragionare e anche io in questo momento voglio portarvi a ragionare.
C’è un nesso tra omofobia e sessismo? Adesso probabilmente penserete anche voi che un legame c’è, ma se pensate, come me, che questa lotta vada di pari passo, aderite anche voi al movimento femminista. È  una rivoluzione e precisamente una rivoluzione culturale. Partiamo dalle menti per costruire un mondo migliore, dove ciascuno potrà essere sé stesso.

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Dear Father, do you know me?

I was in a car.

In a stranger’s car.

He was talking to me, but I barely answered his questions. He was driving, and he drove me somewhere.

I don’t remember exactly when.

I felt this once, when I was in this car, but the thing is that the man that was driving was my father.

Dear father, have you even been present in my life?
Dear father, have you ever known me?

Have you ever listened to me?
When I was a kid, I used to embrace you. I remember your fat belly, how I played with it.

But, then…I don’t know what happened, but I was not your baby anymore.

And I looked for a father, elsewhere. And once I found another dad. I remember that he knew many things about me.

He appreciated how I was. He still knows me, and I know – they told mehe is still talking about me, even if we don’t meet anymore. It’s two years I don’t see him.

Dear father, my other dad was my teacher. He completely changed my life. He made me what I am right now. He made me think a lot about this world, how it is good and ruined at the same time.

He said that he wanted to be a friend for me, but he wasn’t. He was and he will be forever my daddy.

Sayuri.

***

[Italian Translation]

Ero in auto.

Nell’auto di uno sconosciuto. Mi parlava, ma rispondevo a malapena alle sue domande. Guidava, mi portava da qualche parte. Non ricordo esattamente quando.

Questo è quello che ho sentito quando ero in macchina con lui, ma il punto è che l’uomo che stava guidando era mio padre.

Caro padre, sei mai stato presente nella mia vita?

Caro padre, mi hai mai conosciuta?

Mi hai mai ascoltata?
Quando ero piccola, ti abbracciavo spesso. Mi ricordo la tua grossa pancia, come amavo giocarci.

Ma, poi…non so cosa sia successo, ma non ero più la tua piccola.

Ho cercato un padre altrove. Una volta l’ho trovato. Ricordo quante cose sapesse su di me.

Mi apprezzava. Mi conosce ancora e so (me l’hanno detto!) che sta ancora parlando di me, anche se non ci vediamo più.
Sono due anni che non lo vedo. Padre, il mio papà era il mio professore, colui che mi ha completamente cambiato la vita.

Mi ha resa ciò che sono adesso. Mi ha fatta pensare tanto a questo mondo, a come sia bello e rovinato al tempo stesso. Mi ha detto che voleva essere un amico per me, ma non lo era.

Lui è e sarà sempre il mio papà.

Sayuri.