I had never had an orgasm, but then… 

At first I didn’t want to write this article. I thought “it’s too personal”, just like maybe it was too personal to talk about me and my rapist. But here I am, so… I guess I changed my mind!

[EN – PER LA VERSIONE IN ITALIANO VEDI SOTTO!]

I’ve always been interested in sex. It’s something that has always fascinated me. I started to masturbate when I was 10 and I had sex for the first time at 14 with my ex girlfriend. Some months ago I found some erotic stories that I wrote at that age, when I first discovered I was attracted to both men and women. Guys saw me as some kind of “Goddess of sex”, maybe just because of my bisexuality or because I talked about sex and sexuality without any problems.

I wasn’t the Goddess of Sex, though. I arrived at my 20s and again sex was still my obsession and my torment. My obsession because I obviously liked the idea of it. I liked to make the other person feel good, so to say.  “What about you?” asked my best friend. “Do you feel any good?”  “Yeah, but…” “But what? Have you ever had an orgasm?” “Well…no, I haven’t. I mean…” I don’t know when or why but after some sexual intercourses I arrived at the conclusion that orgasm was something that I could never reach. I thought I had some kind of problem, and this frustrated me. I could reach an orgasm indeed, but only through masturbation. Once, something changed: it happened. I was surprised and I felt like a different person. I don’t know what changed. Probably I trusted someone for the first time. I let myself go. I experienced some sexual desires I was afraid before to experiment. And I felt much much better. I understood that sex was not only about giving, but also about receiving. Which seems obvious to most of you, but it wasn’t to me.

In February this year I had for the first time the idea to write a story about what happened to me. I started Orgazm in April. It’s essentially a homoerotic love story between Kay and Sara, two expats living in Germany. Sara is a bisexual woman whose dream is being a singer. After an abusive ex relationship, she starts to explore her sexuality. When Kay gets to know her, Sara goes to parties, she gets drunk and has sex many times. Kay is fascinated by her lifestyle, but at the same time she shows some kind of criticism.

Kay’s story is not my story, but surely my experience inspired me to write this novel. My aim is depicting women having sex (mostly with other women), talking about sex, thinking about sex and exploring their sexuality. I’m sure many women out there don’t feel listened by their partners when it comes to sex. Other times they don’t even know their desires, essentially because patriarchy puts pressures on women not to talk about their sexual desires and kinks.

So, if you are having trouble reaching an orgasm, I just wanna tell you: relax, it’ll happen. Just take your time and don’t put too much pressure on yourself. It’s not your fault, it’s never your fault,  I believe in you! 

[P.S. In this article I’m referring to clitoral orgasm reached through external or internal stimulation of the clitoris, as Masters & Johnson’s research shows. It’s my experience and I’m not saying it will be everyone’s. But in a world where women’s sexuality isn’t taken seriously it’s my job as a feminist to talk openly about my relationship with sex and sexuality]
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[IT]

Onestamente all’inizio non volevo neanche scriverlo, quest’articolo. Ho pensato fosse troppo personale, ma direi che ho cambiato idea…
Sono sempre stata interessata al sesso, mi ha sempre affascinata. Ho iniziato a masturbarmi all’età di 10 anni e ho fatto sesso per la prima volta a 14 con la mia ex ragazza. Qualche mese fa ho trovato delle storie erotiche scritte da me a quell’età, quando ho capito per la prima volta di essere attratta sia dagli uomini che dalle donne. I ragazzi mi vedeva come una sorta di “dea del sesso” solo perché sono bisessuale e ho sempre parlato apertamente di me e dei miei desideri sessuali.

Non ero la dea del sesso, però. Ho superato i vent’anni e il sesso si è mostrato ancora una volta come la mia ossessione e il mio tormento. La mia ossessione perché ne amavo l’idea. Amavo il momento di condivisione con l’altra persona e che l’altra persona si sentisse bene.
“Ma tu?” mi ha chiesto poi la mia migliore amica. “Ti piace?” “Sì, ma…” “Ma cosa? Non hai mai avuto un orgasmo?” “In realtà no…”

Non so quando o perché, ma dopo una serie di rapporti sessuali ero arrivata alla conclusione che per me fosse impossibile raggiungere un orgasmo. Pensavo di avere qualche problema e ciò mi portava frustrazione. In realtà un orgasmo potevo raggiungerlo tramite la masturbazione.
Un giorno, però, qualcosa è cambiato: non so come ma è successo. Ne sono rimasta sorpresa e da quel momento in poi mi sono sentita come una persona differente. Non so cosa sia cambiato. Probabilmente mi sono fidata di qualcuno per la prima volta, mi sono lasciata andare, ho deciso di vivermi fino in fondo ed esplorare desideri sessuali che prima avevo paura a sperimentare. E mi sono sentita molto molto meglio. Ho capito che il sesso non è solo dare, ma anche ricevere. Che sembra ovvio per la maggior parte di voi, ma non per me.
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Nel febbraio del 2017 mi sono detta di voler scrivere una storia riguardo ciò che mi è accaduto. L’ho iniziata ad aprile. Si tratta essenzialmente di una storia d’amore e nello stesso tempo omoerotica fra due donne, Kay e Sara, due expat che vivono in Germania. Sara è una ragazza bisessuale il cui gran sogno è diventare una cantante. Dopo una relazione abusiva con il suo ex ragazzo inizia ad esplorare in vari modi la sua sessualità. Quando Kay la conosce, Sara va nei locali, partecipa a feste, si ubriaca e fa sesso ripetutamente. Kay è affascinata dal suo stile di vita, ma nello stesso tempo ne è critica.

La storia di Kay non è la mia storia, ma sicuramente la mia esperienza mi ha ispirata a scrivere questo romanzo. Il mio scopo è mostrare donne che fanno sesso (in genere con altre donne), che parlano di sesso, che pensano al sesso ed esplorano la propria sessualità. Sono sicura che ci sono molte donne che non si sentono capite dai propri partner in ambito sessuale. Altre volte loro stesse non conoscono i loro desideri, essenzialmente perché il patriarcato spinge le donne a non parlare dei propri desideri sessuali e kink.

Quindi, se hai difficoltà a raggiungere un orgasmo, voglio solo dirti: rilassati, accadrà. Prenditi il tuo tempo e non porti pressioni inutilmente. Non è mica colpa tua, non è mai colpa tua. Io credo in te!

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Morire per un pompino

(This article is in ITALIAN)

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Recentemente sono stata profondamente colpita da una notizia, il suicidio di Tiziana Cantone, una ragazza di soli trentun anni, i cui video hard hanno avuto una diffusione capillare sul web fino a poco tempo fa. Molti hanno sostenuto e sostengono che non sia una santa, che la sua morte non cambi nulla, perché lei ha accettato di farsi filmare e di diffondere materiale pornografico in cui era protagonista, assieme al fidanzato Sergio di Palo, e altri uomini, probabilmente per vendicarsi del suo ex ragazzo. Colpisce come la colpa sia stata attribuita unicamente a lei, come se fosse l’unica protagonista del video, e non chi ha mandato quei video a chi non doveva e a chi ne ha permesso la diffusione su WhatsApp e su siti pornografici, senza l’autorizzazione di Tiziana. “Stai facendo il video? BRAVOH!” Chi non ha letto questa frase e spinto da curiosità, si è informato sulla vicenda? Sono nati meme, parodie. La frase è rimbalzata sui principali social network. Nel frattempo Tiziana riceve minacce, insulti, è costretta a lasciare il lavoro, a cambiare cognome e casa. Prova a rifarsi una nuova vita, si rivolge alla giustizia ma la giustizia italiana procede a rilento.

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Questa vicenda testimonia il fallimento del sistema giudiziario italiano, ma allo stesso tempo deve far riflettere sul nostro presente e su quello che sarà il nostro futuro. Tiziana è solo un’altra delle numerose vittime del cyberbullismo e del cosiddetto revenge porn. L’anarchia del web, l’incapacità di controllare i materiali postati e rimuoverli nei tempi opportuni mettono in luce la doppia natura di Internet: da un lato un luogo di informazione, di condivisione di idee e un possibile strumento per relazionarsi con gli altri; dall’altro lato, c’è il mondo sommerso di Internet, l’Internet della pornografia, del bullismo, della mancanza di privacy.

Sotto un altro punto di vista, la morte di Tiziana deve essere uno spunto di riflessione sulla società moderna e sul ruolo che il femminismo deve ricoprire per la difesa dei diritti delle donne. Emerge ancora una volta il doppio standard vittoriano, quello che divideva (e divide) le donne tra “sante” e “troie”. La morte di Tiziana non ha indignato più di tanto, perché era vista come appartenente alla seconda categoria. Parliamo di progresso, di un modo che sta migliorando, ma in realtà siamo intrappolati negli stessi stereotipi di un tempo. Il patriarcato si è riorganizzato ed è ancora più forte. Una donna che fa sesso liberamente e si diverte facendolo non è vista come una “brava ragazza”. Si ha una concezione del sesso come il compiacere il maschio di turno e, anche se i pompini li fanno tutti, viene vista come una cosa da tenere nascosta. Ciò che incredibile è che le stesse persone che danno della “troia” a Tiziana passino ore e ore sui siti pornografici.

Il “nuovo” femminismo ha una parte della colpa, perché è un femminismo che si è piegato al capitalismo ed al patriarcato. Finché non ci sarà un’educazione sessuale per i ragazzi e le ragazze italiane, finché i giovani entreranno a contatto con il sesso tramite immagini e video pornografici, sarà difficile fargli comprendere cosa significano erotismo e piacere. Il nuovo femminismo, che si batte unicamente per alcune cause, tralasciandone altre, è il migliore amico del patriarcato. Finché parole come “mestruazioni”, “vagina” e “masturbazione femminile” resteranno un tabù, trovo difficile che ci sia, di fatto, una parità.

Inoltre, è divenuta una moda, da parte di un certo numero di “nuove femministe” tacciare di moralismo chiunque non sia come loro e non si pieghi ai voleri della società patriarcale, asservita alla pornografia e al doppio standard. Io, in quanto femminista, faccio tesoro degli insegnamenti delle femministe e dei femministi italiane degli anni ’70. Quel femminismo che mi ha convinta e che per me è diventato la base per la creazione di una società più equa e più giusta. Un femminismo che doveva necessariamente rivoluzionario ed impopolare. Oggi come allora, è necessario un femminismo che abbracci tutte le donne e gli uomini che credono nell’uguaglianza, che pensino che sia assurdo uccidersi per aver fatto un pompino e che una donna che faccia sesso non sia una troia, ma un semplice essere umano che sceglie di provare piacere tramite l’atto sessuale.

P.S. In questo articolo per “pornografia” si intende una certa rappresentazione della donna, specialmente nei video e nelle foto pornografici, come asservita e impotente. Un tipo di pornografia che insegna ai giovani che la donna sia necessariamente passiva in un rapporto sessuale, vista come “buco” o “recipiente. “Erotismo” è, invece, da intendere in senso positivo come rappresentazione della sessualità e dei piaceri umani, mostrando la sessualità in modo attivo e senza alcun tabù. Ovviamente, non tutta la pornografia che oggi circola su Internet rappresenta la donna come mero oggetto – tant’è vero che auspico in una “pornografia liberata” (che io preferisco far rientrare sotto l’etichetta “erotismo”), che sia inclusiva e non creata appositamente per un pubblico maschile.

When I heard the word “feminism” for the first time

[This post may contain mistakes, because English.is not my first language]

Maybe you were wondering where I have been such a long time.

Well, my life is always full of changes and unexpected facts, so you shouldn’t worry if I don’t post for some months. I’ve not forgotten this blog and certainly I won’t.

Today I want to talk about something autobiographic, but in some ways related to feminism.

When did I hear the term “feminism” for the first time?

I was at high school. It was my 4th or 5th year, if I am not mistaken. My philosophy teacher said:

I believe in the equality between men and women. I’m a feminist.

I remember that I didn’t question the word “feminism.” Even if it was the first time I heard it, it was clear to me that it had a positive meaning. What surprised me was that a male pronounced it. I guess this may be related to the fact that, whether we want it or not, we are all affected by patriarchy.

Patriarchy, directly or indirectly, controls our minds. It doesn’t matter if you consider yourself a feminist or not. It is really likely that you experience the violence and the injustice of patriarchy, because our society is grounded in it.

Now I think differently. It doesn’t surprise me anymore when a man tell me he is a feminist, because I’ve become a feminist myself.

But, to be honest, does it matter if a person is male, woman or non-binary?

We are all people, that’s what it matters, and we should all fight against patriarchy!

And you? When did you hear the word “feminism” for the first time?

Leave a comment, if you want.

P.s. I will talk about my teacher in other posts. I know it may be a little bit personal, but he really had a big influence on me!

Yes, I’m a free bitch!

[This post may contain mistakes, because I’m not English.]

[Traduzione italiana disponibile dopo il post in inglese.]

Hi! My name is Sayuri, I’m 20 and I live in the south of Italy. My real name is different, but everyone on the Internet call me Sayuri.

I decided to create this blog to talk about my experience as a discriminated person. I think I am part of more than one discriminated category. First of all, I am a lesbian. Secondly, I am a southern Italian girl. Finally, I am a woman. Therefore, I experienced three types of discrimination. All of them shocked me, and this is the main reason why I am writing this post right now.

Let’s start with my first assertion: “I am a lesbian.”

This sentence should not be interpreted literally. It is very difficult to label my own sexuality, since I have very strange tastes. I am not equally attracted by both sexes, but it would be very difficult to give you in a few lines, dear readers, a good representation of my sexuality. From a physical point of view, I like both girls and boys. But, from a romantic point of view, I have always preferred women. This is the reason why I believe I am a lesbian. As a lesbian, I have been discriminated only a few times, when I was a teenager. What I experienced more was (and still is) being sexualized by males. Many people asked me to have a threesome, orgies, or something like that. Many men liked me only because they imagined me (or hoped to see me) having sex with another woman. This may seem incredible, but it is the truth.

Being sexualized is an issue that I experienced both as a woman and as a lesbian/bisexual girl.

Being a southern Italian girl, I experienced discrimination because of my origins. I live in Campania, near Naples, one of the most beautiful cities of the world. However, for many Northern Italians we (I mean, southern people) are dirty, uncivilized, and underdeveloped. Even among feminists the prejudices about Southern Italians are widespread. For example, I remember a discussion about feminicide and harassment on a Facebook page. The administrator of this page argued that ‘harassment is more likely to happen in the south of Italy’.

She said this without any clues. When some people replied that feminicide, for example, happens more in northern Italy than in the Southern part of the peninsula, the administrator pointed out that ‘feminicide is so widespread in the North because more women work there than in the south; thus, it is just the result of female independency from men.’
I believe that asserting that feminicide is the result of emancipation is really dangerous. According to this logic many people may say that it might have been better if the women never worked. Furthermore, I did not expect that these prejudices could be common even in feminists’ pages.

As a feminist, I believe that feminism should be equality, but not only for women. As a southern Italian feminist, I decided to have a reaction against it.

The third type of discrimination I experienced is sexism (sessismo or maschilismo in Italian). As a woman, I have always felt disadvantaged. My brother could do things that were denied to me. My male classmates had the right to speak. We, the females, most of the times didn’t. When a boy tried to rape me (fortunately, he did not), my ex-girlfriend told me that it was my fault, because I was a bitch. But these are just some examples. I don’t want to talk about too many things right now. I just want to say that this blog will be about myself, as a member of three discriminated groups. Some posts will be serious, others will be not. I hope just to let you know as many things as possible about my country and my life.

The last thing I would like to talk about is why my blog is called puttana libera. A translation could be ‘free bitch’. Well, I think that ‘bitch’ is used as an offense by most misogynists. However, I have chosen this name because I’m not afraid of being labelled as a bitch. Maybe I can be a bitch, but at least I’m free. And if you call me bitch only because I want the right to be myself, you’re just a fucking misogynist.

Peace.

Sayuri.

Italian Translation:

Ciao a tutti! Sono Sayuri, ragazza ventenne del Sud d’Italia. Il mio vero nome è Flavia, ma tutti myi chiamano Sayuri. Ho deciso di creare questo blog per parlare della mia esperienza come persona discriminata, siccome penso di far parte di più di una categoria discriminata. Prima di tutto, sono lesbica. Poi, sono del Sud. Infine, sono una donna. Per questo posso dire di aver vissuto tre tipi diversi di discriminazione: ciascuno di essi ha avuto ripercussioni sulla mia vita. Ecco perché vi sto scrivendo.

Iniziamo dalla mia prima frase: “Sono lesbica”

Non dovete interpretarla letteralmente. E’ molto difficile etichettare la mia sessualità, dato che ho gusti strani. Non sono attratta da ambedue I sessi in modo equo. Dal punto di vista fisico mi piacciono sia uomini che donne, ma considerando solo l’aspetto sentimentale, ho sempre preferito le donne. In quanto lesbica, sono stata discriminata poche volte quando ero un’adolescente. Quel che ho vissuto di più (e lo vivo ancora) è stato essere oggettificata e “sessualizzata” da alcuni uomini. Mi è capitato che mi invitassero a partecipare ad un threesome o orge e molti uomini mi stavano attorno solo perché mi immaginavano o speravano di vedermi far sesso con un’altra donna. Questo può sembrare incredibile, ma è la verità.

Inoltre, essendo una meridionale, sono stata discriminata spesso per le mie origini. Vivo in Campania, vicino Napoli, una delle città più belle al mondo. Tuttavia, per molti settentrionali, noi meridionali siamo sporchi, incivili ed inferiori. Anche tra femministe i pregiudizi riguardo i meridionali sono molto diffusi. Per esempio, ricordo una discussione sul femminicidio e sulle molestie su una pagina Facebook. L’amministratrice della pagina ha dichiarato che ‘è più probabile che si venga molestate al Sud.’ L’ha detto senza avere alcuna prova.

Quando qualcuno ha risposto che il femminicidio, ad esempio, accade di più al Nord che al Sud, l’amministratrice si è difesa dicendo che ‘è più diffuso al Nord perché le donne lavorano di più che al sud; quindi, è solo il risultato dell’indipendenza femminile dagli uomini.’
Credo che dire che il femminicidio derivi dall’emancipazione femminile sia molto pericoloso. Secondo questa logica, molte persone potrebbero dire che sarebbe stato meglio se le donne non avessero mai lavorato. Inoltre, non mi aspettavo che tali pregiudizi potessero essere così comuni in pagine femministe.

In quanto femminista, penso che il femminismo sia uguaglianza, ma non solo per le donne. In quanto femminista del Sud, ho deciso di reagire a quanto detto dalla admin.

Il terzo tipo di discriminazione che ho vissuto è stato il sessismo. Come donna mi sono sentita sempre svantaggiata.  Mio fratello poteva fare cose che mi erano negate. I miei compagni di classe si sesso maschile avevano il diritto di parlare. Noi, le femmine, no. Dovevamo tacere. Quando un ragazzo ha provato a stuprarmi (fortunatamente, sono riuscita a fermarlo), la mia ex ragazza mi ha detto che era colpa mia, perché sono una puttana. Questi sono solo alcuni esempi. Ma non voglio parlare di questo ora. Vorrei solo dire che in questo blog parlerò di me come membro di tre minoranze discriminate. Alcuni post saranno seri, altri no. Spero solo che potrete avere quante più notizie possibili su di me. L’ultima cosa che volevo chiarire è la scelta del nome di questo blog.

Perché “puttana libera”?
Beh, molti misogini usano la parola “puttana” come un’offesa. Ma io non ho paura di essere chiamata così. Forse sono davvero una puttana, ma almeno sono libera. E se mi chiami troia solo perché voglio essere me stessa, allora sei solo un maschilista di merda.
Peace.
Sayuri.