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La legge Merlin: regolamentazione e abolizionismo della prostituzione in Italia — aprile 29, 2018

La legge Merlin: regolamentazione e abolizionismo della prostituzione in Italia

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Che cos’è la legge Merlin?

La legge Merlin del 20 febbraio 1958, tuttora vigente in Italia, prende il nome dall’omonima promotrice della norma, Angelina (Lina) Merlin. La legge abolì la regolamentazione della prostituzione, introdusse i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento alla prostituzione. Essa non criminalizza la prostituzione in sé, bensì unicamente il suo sfruttamento. La vendita di servizi sessuali di propria spontanea volontà, senza l’azione coercitiva di terzi, rimane legale.

Profilo delle prostitute in Italia

Prima di introdurre il contesto storico che ha portato alla regolamentazione della prostituzione e poi alla sua abolizione, occorre ricordare che la maggior parte delle prostitute, non solo in Italia ma anche in altri Paesi occidentali, appartenevano alla working-class, avevano dunque poche possibilità lavorative e difficile condizione economica, dato che il salario massimo di una donna poteva essere di gran lunga inferiore rispetto a quello percepito da un uomo per lo stesso mestiere[1]. La prostituta era vista come il corrispettivo femminile del ladro ed entrambi erano ritenuti un pericolo per la società italiana. Addirittura Cesare Lombroso, ad esempio, nella sua opera “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale” pensava che si potesse distinguere in base a determinate anomalie fisiche (da lui considerate “criteri scientifici”) fra donne “normali” e prostitute e delinquenti. Il testo ripropone l’idea patriarcale secondo la quale la donna delinquerebbe per motivi biologici, giustificando in questo modo il suo asservimento all’uomo.

 

Regolamentazione della prostituzione in Italia

Il 17 marzo del 1861 è stato proclamato il Regno d’Italia ed è stata introdotta nel 1860 da Cavour per la prima volta una legislazione sulla prostituzione. Per la sua stesura ci si era basati sulla Napoleonica réglementation e il Bureau des Moeurs. All’epoca c’era bisogno di unità territoriale, di ordine e l’esistenza stessa delle prostitute era considerata come qualcosa che minava il sistema. La legge è stata, però, aspramente criticata perché prevedeva una rigida sorveglianza, attuata tramite la polizia e i medici, imponendo così un vero e proprio controllo statale sulle prostitute. Infatti, venivano effettuati controlli periodici (e molto invasivi!) delle loro condizioni di salute (ma non di quelle dei clienti) nei cosiddetti sifilicomi, affinché non si diffondessero malattie veneree, specialmente tra membri dell’esercito e della marina [2]. Inoltre, le prostitute erano obbligate a iscriversi su appositi registri.

Si arrivò così nel 1888 alla legge Crispi, che portò a cambiamenti significativi:

  • le prostitute non erano più obbligate a registrarsi ma si dovevano registrare i luoghi, affinché la polizia potesse controllarli;
  • il controllo della polizia fu limitato;
  • i sifilicomi furono sostituiti da ospedali appositi per entrambi i sessi;
  • fu proibita la vendita di cibi e bevande, nonché i canti e i balli nei bordelli;
  • si stabilì che le imposte sugli infissi dovessero rimanere chiuse, da qui il nome di “case chiuse”.

Il sistema della regolamentazione si rivelò fallace, in quanto la prostituzione di strada non fu mai sconfitta e portò le prostitute ad essere sempre più isolate dal resto della società. Si arrivò pertanto alla conclusione che “la regolamentazione del 1860 . . . non portò ai benefici per la salute che erano stati promessi” [3].

La legge Merlin

Nel 1958 fu approvata la legge Merlin [4] che abrogò tutte le precedenti norme in materia, chiuse i bordelli e introdusse i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L’unica forma che rimane legale [5] è quella in cui, come già sostenuto nell’introduzione, la donna si prostituisca da sé, ad esempio in strada o nel proprio appartamento. La legge è il risultato di un’azione abolizionista sostenuta da più parti della società civile, fra le quali appunto le femministe stesse, nonché dai movimenti di sinistra Marxista. Prese spunto dal lavoro fatto in Francia grazie all’attivista francese ed ex prostituta Marthe Richard, che aveva portato alla chiusura delle case di tolleranza in Francia nel 1946. La Merlin si rifece, inoltre, anche all’articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini nei confronti della legge, e all’articolo 41, che afferma che le attività economiche non devono essere svolte se recano danno alla dignità umana:

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”

(Articolo 41, comma 1-2, Costituzione della Repubblica Italiana)

Non tutti furono, però, d’accordo con la norma. Ad esempio, Eugenio Dugoni ebbe durissimi scontri con la Merlin e Gaetano Pieraccini arrivò ad affermare che:

“Per evitare la prostituzione, dovremmo essere costruiti come gli animali inferiori, ad esempio il corallo, che è asessuale e non ha il sistema nervoso.”

(Fonte: Wikipedia)

Si diffuse anche l’idea che l’abolizione della regolamentazione avrebbe portato ad una diffusione incontrollata delle malattie veneree, cosa che si è rivelata poi infondata.

Conclusione

La regolamentazione è stata storicamente introdotta in Italia per contribuire alla creazione di una cittadinanza unita e forte e per arrestare la diffusione delle malattie veneree. In Italia non c’è stato un vero e proprio movimento abolizionista organizzato, così come in altre nazioni come la Gran Bretagna, ma si è arrivati ugualmente ad una legge abolizionista con la chiusura dei bordelli. In un periodo storico in cui si è riacceso il dibattito su una possibile regolamentazione in Italia, è necessario guardare alle nostre radici storiche, nonché all’esperienza di altre nazioni europee, come la Svezia o la Germania.

Curiosità: chi era Lina Merlin

Nata a Pozzonovo (Padova) nel 1887, fu una delle 21 donne che fece parte dell’Assemblea costituente che redasse la Costituzione Italiana [6]. Nel 1919 si iscrisse al Partito Socialista. Fu insegnante, senatrice e partigiana. Fu arrestata per ben cinque volte dalla polizia fascista e dovette lasciare l’insegnamento perché si rifiutò di prestare il giuramento fascista.

Fonti

[1] Stefano Merli, Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale: Il caso italiano, 1880-1900. Vol 1. Firenze: Nuova Italia, 1972-1973, p. 239.

[2] Prostitution in Italy and England in the nineteenth century. 

[3] Commissione Regia (1885), Relazione, proposte, allegati, 1: 91

[4] Legge 75/58 20 February 1958 “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui” (detta “legge Merlin”) (PDF), su pariopportunita.gov.it.

[5] In realtà secondo Lina Merlin anche la prostituzione volontaria era contraria alla dignità della donna, per questo aveva previsto anche la criminalizzazione del cliente (quello che chiameremmo “modello nordico”), misura poi non presente nella versione finale della legge.

[6] Prostituzione, 60 anni fa lo stop alle case chiuse con la legge Merlin

[Attenzione: il seguente articolo è basato in parte su un saggio scritto da una delle collaboratrici di Libera; pertanto, per qualsiasi riproduzione su siti e/o giornali è necessaria una menzione!]

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