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“Cara R.,
sono certa che ti ricordi di me anche se è passato tanto tempo dal nostro ultimo incontro e dal periodo in cui abbiamo condiviso qualcosa assieme. Eravamo molto piccole. Tu eri giovane, io ero più piccola di te. Ricordo che giocavamo assieme, facevamo disegni, inventavamo storie, ci davamo abbracci e baci. Ho ancora foto mie con te, di quando ero piccola. Quando le riguardo mi ricordo di quei tempi, di quanto siano lontani, di quanto non ritornino più. Sono intrappolati in un tempo perso, in un’epoca che hai fatto a brandelli. Me lo sono chiesta molte volte, sai, perché hai fatto tutto a pezzi. Perché hai voluto sporcare il nostro rapporto con un gesto simile. Perché non mi hai voluta più bene. Perché mi hai costretta a fare cose che non volevo fare. Perché mi hai detto che non dovevo dirlo a nessuno. Ho immaginato per anni il nostro incontro, io che ti chiedevo perché e tu che mi chiedevi scusa. Sono andata avanti con quella consapevolezza. Ho dovuto affrontare per la prima volta il ricordo all’età di 14 anni. Per una volta, per la prima volta della mia vita ho scoperto di essere bisessuale. Il percorso di accettazione è stato particolarmente sofferto per me. La vedevo come una cosa lurida, come qualcosa che mi legasse a te. Avevo paura di essere diventata una lesbica anche io. Sì, perché per me eri una lesbica e nient’altro. Credevo che le lesbiche fossero delle persone sporche, schifose, cattive, che ti costringono a far cose che non vuoi fare contro la tua volontà. Ogni volta che vedevo immagini di due donne che si baciavano mi veniva da vomitare. A 14 anni ho dovuto capire che sono bisessuale perché lo sono, che tu non c’entri nulla, che io sono io e che non potevo andare avanti essendo infelice. Dovevo accettare che le donne mi danno qualcosa che gli uomini non mi danno e che questo qualcosa mi fa star bene. Nello stesso tempo, ho dovuto perdonarti. O, meglio, ho sognato di perdonarti. Ho sognato che ci abbracciavamo, io che ti chiedevo ancora una volta perché e tu mi dicevi che ti dispiaceva. E ti raccontavo, ti raccontavo per ore delle ragazze che interessavano a me, come se tu potessi essere l’interlocutrice migliore, come se tu potessi capirmi. Per me tu eri e in un certo senso in parte ancora sei “la lesbica”. Quella esperienza l’ho vista come un’esperienza omosessuale precoce, ma ho voluto chiuderla in un cassetto e non riprenderla più. Pensavo che accettando la mia bisessualità sarei riuscita a passarci sopra per sempre. Adesso che ho ventitré anni, capisco che una cosa del genere non potrò mai dimenticarla. Io ti ho perdonata, ti perdono ogni giorno, ma nello stesso tempo il filo che mi lega a te esiste ancora. Ѐ proprio questo filo che voglio tagliare e per questo ti scrivo.
Mi hai obbligato più volte a tacere, a mantenere il segreto. La tua è stata una violenza silenziosa, ma pur sempre una violenza. Io l’ho raccontato a poche persone. Di queste poche persone la maggioranza mi ha creduta, ma non sapeva esattamente cosa dirmi. C’è stata una minoranza che mi ha detto che me lo sono inventata, che era impossibile, non esistono donne che stuprano altre donne. È come dire che un cavallo stupra un essere umano. Non ho mai fatto nomi. Nessuno sa il tuo nome, il tuo volto, nessuno sa dove vivi, come ti chiami, chi è tuo padre, chi è tua madre. Nessuno sa nulla, per questo puoi fare sogni tranquilli. Non m’interessa denunciarti, non mi è mai interessato. Non sono tipa da mettere alla berlina le persone. Sono stata empatica abbastanza da chiedermi cosa sia saltato per la testa a te, pur non avendoti mai giustificata. Se adesso ti scrivo è proprio perché non ho nulla da nasconderti. Questo è solo un atto di coraggio, l’ennesimo che compio per arrivare finalmente alla conclusione che non ci lega niente. Ho pensato, all’inizio, che essere in parte lesbica fosse essere come te. Ho creduto erroneamente che tu amassi le donne. E invece no, cara R., tu non ami né potrai amare mai una donna, a differenza mia. Non puoi dire di amare le donne se in passato ne hai violentato una. Non puoi amare le donne se usi il loro corpo come se fosse un giocattolo, se lo schiacci con il tuo peso, se dici loro di toccarle quando sono incoscienti. Non puoi amare le donne e neanche i bambini. Non puoi amare i bambini se li privi della loro innocenza, se li costringi ad atti sessuali contro la loro volontà, se li zittisci imponendo loro la tua sessualità malata. Quando io spoglio dolcemente una donna e ascolto il suo corpo fino a portarla al piacere, lo faccio con rispetto, con amore, con dedizione. Ogni donna per me è un mondo da scoprire, è un essere così completo nella sua potenza e dolcezza che quasi mi stupisco che esista. Le carezze d’amore che condivido con le donne mi rendono quella che sono. Una donna che ama le donne. Qualcuno direbbe “una lesbica”. Non m’interessa del nome, dell’etichetta. M’interessa di amare e rispettare le donne giorno dopo giorno. Mi interessa di lottare per i loro diritti, che poi sono anche i miei diritti. Se immagino il mio futuro, immagino una moglie al mio fianco e magari una figlia. Vorrei essere una madre, vorrei avere una famiglia.
Per anni ho creduto che questo stupro fosse ciò che ci unisse, che fosse qualcosa di cui vergognarmi, un fardello di cui non mi potevo mai liberare. E, invece, è proprio questo stupro la mia forza, è il punto di partenza, ciò che mi ricorda ogni giorno quanto siamo diverse. Lo stupro conferma che simili non lo saremo mai, che io amo le donne e tu no. Questo filo è stato spezzato, come vedi io e te non potremmo essere più lontane l’una dall’altra. Sei una persona senza amore, io sono una persona che ama ogni giorno, che mostra affetto e dolcezza in ogni cosa che fa. Hai rubato la mia infanzia, questo credo che tu lo sappia, ma non mi toglierai mai la mia dolcezza e la mia emotività. Nonostante io ancora oggi abbia problemi a fidarmi delle persone, nonostante io abbia continuamente paure, talvolta immotivate, l’amore è la forza che mi fa continuare questo tortuoso viaggio che è la vita. Io ho una vita piena d’amore, anche se non è il classico amore romantico che tutti chiamano “relazione”. Un giorno forse avrò anche quello, ma per ora non m’interessa. Mi hai potuta zittire quando avevo sette anni, mi hai potuto rubare l’innocenza e far scomparire il sorriso sul mio volto, ma non potrai mai rubarmi la voglia d’amare. Cara R., io ti ho perdonata. Non sono più arrabbiata con te. Non ho problemi a parlare con te. Ti ho sempre guardata negli occhi, non ho mai avuto il timore d’incontrarti. Sei tu quella che abbassa la testa quando mi vede, sei tu quella che mi evita. Non ho bisogno di una risposta, di un perché. Non più, non m’interessa saperlo. Spero solo che tu ci abbia riflettuto, che tu abbia capito la gravità delle tue azioni, sempre se questo possa servire a qualcosa. Non devi scusarti con me. Non varrebbe a nulla. Quella piccola donna che tu hai violentato adesso è una guerriera ed è finalmente libera. Non ci lega più nulla, il filo è stato spezzato. Sei libera anche tu e sei perdonata. Adesso io e te siamo separate, abbiamo due vite opposte e ognuna può lavorare alla sua autonomamente. Non ti auguro la morte, cara R. Ti auguro tanta felicità ed il meglio che la vita ti possa offrire. Ti auguro di diventare una donna che rispetta le donne. Ti auguro di poter imparare un giorno cosa sia l’amore e d’essere forte quanto lo sono io. Io ti ho voluta davvero bene, non ho mai smesso di volertene nonostante la rabbia e l’indignazione. Ti auguro la libertà, quella che io ora sto abbracciando.
Non c’è più nessun segreto, è finito tutto.
Possiamo aprire gli occhi, tutte e due.”

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​”Dear R.,

I’m sure you still remember me, even if a lot of time passed since the last time we met and we shared something together. We were really young. You were young, I was even younger. I remember that we played together, we made drawings, we invented stories, we gave each other hugs and kisses. I still have pictures of us, of when I was a child. When I look at them again I remember those times, how far they are, they will not come back. They are trapped in a time we lost, in a time you shred. I asked myself multiple times, why you teared everything apart. Why you wanted to soil our relationship with something like that. Why didn’t you love me anymore. Why you forced me to do things I didn’t want to do. Why you told me I didn’t have to tell anyone. I imagined for years our meeting: in my fantasies I asked you why and you apologized. I went on in my life with that awareness. I had to face that memory for the first time when I was 14. For the first time in my life I understood I liked women. I had troubles accepting what I am. I thought it was something dirty that bounded me to you. I was afraid I became a lesbian like you. Yes, for me you were nothing but a lesbian. I thought lesbians were dirty, disgusting, evil people, that force people to do things against their will. Pictures of two women kissing disgusted me. When I was 14 I had to understand that I am what I am because I was always like that, that you have nothing to do with that, that I couldn’t go on being unhappy. I had to accept that women give me something men don’t and that this “something” makes me feel good. At the same time I had to forgive you. I dreamed about forgiving you. I dreamed about embracing you. I asked you once again “why?” and you told me you were sorry. I told you also about the girls I was interested in, as if you could be the best person I could speak to about this theme, as you could understand me. You were and you still are for me “the lesbian”. I thought that experience was a premature homosexual experience, I closed it in drawer to not see it anymore. I thought that accepting myself I would have forgot about what happened to me. Now at 23 I know that I could never forget something like this. I forgave you, I forgive you every day, but there is still a thread connecting us. I want to cut it, that’s why I’m writing this letter to you. You forced me to shut up, to keep this secret. Your violence was silent, but it was still violence. I told just a few people about it. The most of them believed me, but didn’t know what to tell me. A few people told me that I invented it, that it was impossible. Women raping women don’t exist. It’s like saying a horse can rape a human being. I told no one your name. Nobody knows your name, your face, nobody knows where you live, who’s your father, who’s your mother. They know nothing, you can sleep well. I don’t want to press charges against you, it never was my interest. I don’t want to ruin your reputation. I’ve been empathic enough to ask my self what came to your mind, even though I never justified your actions. If I’m writing to you right now it’s because I have nothing to hide. This is just an act of courage that I make to come to the conclusion that nothing bounds us.  At first I thought that being lesbian was like being in part like you. I thought that you loved women. But I was wrong. Dear R., you don’t love nor could you ever love a woman. You can’t say you love women if in the past you raped one of them. You can’t love women if you use their bodies like it’s just a toy,  if you squash them with your weight, if you tell them to touch you when they aren’t conscious about what they’re doing. You can’t love women nor kids. You can’t love children if you steal their innocence, if you force them to sexual acts against their will, if you silence them by imposing them your sick sexuality. When I undress sweetly a woman and I listen to her body bringing her to pleasure, I do this with respect, with love, dedication. Every woman is a world to discover for me, it’s such a complete human being in her strength and sweetness that I’m even surprised she exists. Love caresses that I share with women make me who I am. A woman who loves women. Somebody would say “a lesbian”. I don’t care about the name, the label. I care about loving and respecting women day by day. I’m interested in fighting for their rights, that are my rights too. When I think about my future I imagine myself with a wife by my side and maybe a daughter. I’d love to be a mother, I’d love to have a family. I thought this rape was the thing that unites us, that was something I had to be ashamed of, like a burden I could never free myself from. However, this rape is my strength, it’s a starting point, what reminds me everyday how different we are. That rape confirms that we will never be similar, that I love women and you don’t. Nothing unites us anymore, we could never be so far away from each other. You are a person without love, I’m a person that loves every day, that shows affection and sweetness in everything she does. You stole my childhood, I think you know that but you’ll never take my sweetness and my sensitivity away from me. Although even today I have problems to trust people,although I am sometimes afraid for no reason, love is the force that makes me keep going on this difficult journey called life. I have a life full of love, even though it isn’t the classical romantic love that everyone calls “relationship”. Maybe one day I’ll have that as well, but I’m not interested right now.
You could have silenced me when I was seven, you could have stolen my innocence and made my smile fade away, but you could never steal my desire to love. Dear R., I forgave you. I’m not angry with you anymore. I’ve no problems in talking to you. I always looked into your eyes, I’ve never been afraid to meet you. You’re the one bowing your head when you see me, you’re the one avoiding me. I don’t need an answer, I don’t need to know why. Not anymore, I don’t care. I only hope you thought about it, that you understood the gravity of our actions, if it means something. You don’t need to apologize. It doesn’t make any sense. That little woman you raped now is a warrior and she’s finally free. Nothing unites us anymore, the thread has been cut. You’re free as well and you have been forgiven. We are now separated, we have two opposite lives and both of us can live seperately her own life. I don’t want you to die, dear R. I wish you happiness and the best life could offer you. I hope you will be one day a woman that respects women. I hope that you will be able to learn one day what love is and that you will be as strong as I am. I really loved you, I never stopped from loving you despite the anger and the resentment. I hope you’ll free, like I am now.
There’s no more secret anymore, everything’s over.
We can finally open our eyes, both of us.”

December 17

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