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Femminismo, parità, diritti LGBT e politica italiana

Lettera alla donna che mi ha stuprata — febbraio 25, 2018

Lettera alla donna che mi ha stuprata

[EN Version below]

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“Cara R.,
sono certa che ti ricordi di me anche se è passato tanto tempo dal nostro ultimo incontro e dal periodo in cui abbiamo condiviso qualcosa assieme. Eravamo molto piccole. Tu eri giovane, io ero più piccola di te. Ricordo che giocavamo assieme, facevamo disegni, inventavamo storie, ci davamo abbracci e baci. Ho ancora foto mie con te, di quando ero piccola. Quando le riguardo mi ricordo di quei tempi, di quanto siano lontani, di quanto non ritornino più. Sono intrappolati in un tempo perso, in un’epoca che hai fatto a brandelli. Me lo sono chiesta molte volte, sai, perché hai fatto tutto a pezzi. Perché hai voluto sporcare il nostro rapporto con un gesto simile. Perché non mi hai voluta più bene. Perché mi hai costretta a fare cose che non volevo fare. Perché mi hai detto che non dovevo dirlo a nessuno. Ho immaginato per anni il nostro incontro, io che ti chiedevo perché e tu che mi chiedevi scusa. Sono andata avanti con quella consapevolezza. Ho dovuto affrontare per la prima volta il ricordo all’età di 14 anni. Per una volta, per la prima volta della mia vita ho scoperto di essere bisessuale. Il percorso di accettazione è stato particolarmente sofferto per me. La vedevo come una cosa lurida, come qualcosa che mi legasse a te. Avevo paura di essere diventata una lesbica anche io. Sì, perché per me eri una lesbica e nient’altro. Credevo che le lesbiche fossero delle persone sporche, schifose, cattive, che ti costringono a far cose che non vuoi fare contro la tua volontà. Ogni volta che vedevo immagini di due donne che si baciavano mi veniva da vomitare. A 14 anni ho dovuto capire che sono bisessuale perché lo sono, che tu non c’entri nulla, che io sono io e che non potevo andare avanti essendo infelice. Dovevo accettare che le donne mi danno qualcosa che gli uomini non mi danno e che questo qualcosa mi fa star bene. Nello stesso tempo, ho dovuto perdonarti. O, meglio, ho sognato di perdonarti. Ho sognato che ci abbracciavamo, io che ti chiedevo ancora una volta perché e tu mi dicevi che ti dispiaceva. E ti raccontavo, ti raccontavo per ore delle ragazze che interessavano a me, come se tu potessi essere l’interlocutrice migliore, come se tu potessi capirmi. Per me tu eri e in un certo senso in parte ancora sei “la lesbica”. Quella esperienza l’ho vista come un’esperienza omosessuale precoce, ma ho voluto chiuderla in un cassetto e non riprenderla più. Pensavo che accettando la mia bisessualità sarei riuscita a passarci sopra per sempre. Adesso che ho ventitré anni, capisco che una cosa del genere non potrò mai dimenticarla. Io ti ho perdonata, ti perdono ogni giorno, ma nello stesso tempo il filo che mi lega a te esiste ancora. Ѐ proprio questo filo che voglio tagliare e per questo ti scrivo.
Mi hai obbligato più volte a tacere, a mantenere il segreto. La tua è stata una violenza silenziosa, ma pur sempre una violenza. Io l’ho raccontato a poche persone. Di queste poche persone la maggioranza mi ha creduta, ma non sapeva esattamente cosa dirmi. C’è stata una minoranza che mi ha detto che me lo sono inventata, che era impossibile, non esistono donne che stuprano altre donne. È come dire che un cavallo stupra un essere umano. Non ho mai fatto nomi. Nessuno sa il tuo nome, il tuo volto, nessuno sa dove vivi, come ti chiami, chi è tuo padre, chi è tua madre. Nessuno sa nulla, per questo puoi fare sogni tranquilli. Non m’interessa denunciarti, non mi è mai interessato. Non sono tipa da mettere alla berlina le persone. Sono stata empatica abbastanza da chiedermi cosa sia saltato per la testa a te, pur non avendoti mai giustificata. Se adesso ti scrivo è proprio perché non ho nulla da nasconderti. Questo è solo un atto di coraggio, l’ennesimo che compio per arrivare finalmente alla conclusione che non ci lega niente. Ho pensato, all’inizio, che essere in parte lesbica fosse essere come te. Ho creduto erroneamente che tu amassi le donne. E invece no, cara R., tu non ami né potrai amare mai una donna, a differenza mia. Non puoi dire di amare le donne se in passato ne hai violentato una. Non puoi amare le donne se usi il loro corpo come se fosse un giocattolo, se lo schiacci con il tuo peso, se dici loro di toccarle quando sono incoscienti. Non puoi amare le donne e neanche i bambini. Non puoi amare i bambini se li privi della loro innocenza, se li costringi ad atti sessuali contro la loro volontà, se li zittisci imponendo loro la tua sessualità malata. Quando io spoglio dolcemente una donna e ascolto il suo corpo fino a portarla al piacere, lo faccio con rispetto, con amore, con dedizione. Ogni donna per me è un mondo da scoprire, è un essere così completo nella sua potenza e dolcezza che quasi mi stupisco che esista. Le carezze d’amore che condivido con le donne mi rendono quella che sono. Una donna che ama le donne. Qualcuno direbbe “una lesbica”. Non m’interessa del nome, dell’etichetta. M’interessa di amare e rispettare le donne giorno dopo giorno. Mi interessa di lottare per i loro diritti, che poi sono anche i miei diritti. Se immagino il mio futuro, immagino una moglie al mio fianco e magari una figlia. Vorrei essere una madre, vorrei avere una famiglia.
Per anni ho creduto che questo stupro fosse ciò che ci unisse, che fosse qualcosa di cui vergognarmi, un fardello di cui non mi potevo mai liberare. E, invece, è proprio questo stupro la mia forza, è il punto di partenza, ciò che mi ricorda ogni giorno quanto siamo diverse. Lo stupro conferma che simili non lo saremo mai, che io amo le donne e tu no. Questo filo è stato spezzato, come vedi io e te non potremmo essere più lontane l’una dall’altra. Sei una persona senza amore, io sono una persona che ama ogni giorno, che mostra affetto e dolcezza in ogni cosa che fa. Hai rubato la mia infanzia, questo credo che tu lo sappia, ma non mi toglierai mai la mia dolcezza e la mia emotività. Nonostante io ancora oggi abbia problemi a fidarmi delle persone, nonostante io abbia continuamente paure, talvolta immotivate, l’amore è la forza che mi fa continuare questo tortuoso viaggio che è la vita. Io ho una vita piena d’amore, anche se non è il classico amore romantico che tutti chiamano “relazione”. Un giorno forse avrò anche quello, ma per ora non m’interessa. Mi hai potuta zittire quando avevo sette anni, mi hai potuto rubare l’innocenza e far scomparire il sorriso sul mio volto, ma non potrai mai rubarmi la voglia d’amare. Cara R., io ti ho perdonata. Non sono più arrabbiata con te. Non ho problemi a parlare con te. Ti ho sempre guardata negli occhi, non ho mai avuto il timore d’incontrarti. Sei tu quella che abbassa la testa quando mi vede, sei tu quella che mi evita. Non ho bisogno di una risposta, di un perché. Non più, non m’interessa saperlo. Spero solo che tu ci abbia riflettuto, che tu abbia capito la gravità delle tue azioni, sempre se questo possa servire a qualcosa. Non devi scusarti con me. Non varrebbe a nulla. Quella piccola donna che tu hai violentato adesso è una guerriera ed è finalmente libera. Non ci lega più nulla, il filo è stato spezzato. Sei libera anche tu e sei perdonata. Adesso io e te siamo separate, abbiamo due vite opposte e ognuna può lavorare alla sua autonomamente. Non ti auguro la morte, cara R. Ti auguro tanta felicità ed il meglio che la vita ti possa offrire. Ti auguro di diventare una donna che rispetta le donne. Ti auguro di poter imparare un giorno cosa sia l’amore e d’essere forte quanto lo sono io. Io ti ho voluta davvero bene, non ho mai smesso di volertene nonostante la rabbia e l’indignazione. Ti auguro la libertà, quella che io ora sto abbracciando.
Non c’è più nessun segreto, è finito tutto.
Possiamo aprire gli occhi, tutte e due.”

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​”Dear R.,

I’m sure you still remember me, even if a lot of time passed since the last time we met and we shared something together. We were really young. You were young, I was even younger. I remember that we played together, we made drawings, we invented stories, we gave each other hugs and kisses. I still have pictures of us, of when I was a child. When I look at them again I remember those times, how far they are, they will not come back. They are trapped in a time we lost, in a time you shred. I asked myself multiple times, why you teared everything apart. Why you wanted to soil our relationship with something like that. Why didn’t you love me anymore. Why you forced me to do things I didn’t want to do. Why you told me I didn’t have to tell anyone. I imagined for years our meeting: in my fantasies I asked you why and you apologized. I went on in my life with that awareness. I had to face that memory for the first time when I was 14. For the first time in my life I understood I liked women. I had troubles accepting what I am. I thought it was something dirty that bounded me to you. I was afraid I became a lesbian like you. Yes, for me you were nothing but a lesbian. I thought lesbians were dirty, disgusting, evil people, that force people to do things against their will. Pictures of two women kissing disgusted me. When I was 14 I had to understand that I am what I am because I was always like that, that you have nothing to do with that, that I couldn’t go on being unhappy. I had to accept that women give me something men don’t and that this “something” makes me feel good. At the same time I had to forgive you. I dreamed about forgiving you. I dreamed about embracing you. I asked you once again “why?” and you told me you were sorry. I told you also about the girls I was interested in, as if you could be the best person I could speak to about this theme, as you could understand me. You were and you still are for me “the lesbian”. I thought that experience was a premature homosexual experience, I closed it in drawer to not see it anymore. I thought that accepting myself I would have forgot about what happened to me. Now at 23 I know that I could never forget something like this. I forgave you, I forgive you every day, but there is still a thread connecting us. I want to cut it, that’s why I’m writing this letter to you. You forced me to shut up, to keep this secret. Your violence was silent, but it was still violence. I told just a few people about it. The most of them believed me, but didn’t know what to tell me. A few people told me that I invented it, that it was impossible. Women raping women don’t exist. It’s like saying a horse can rape a human being. I told no one your name. Nobody knows your name, your face, nobody knows where you live, who’s your father, who’s your mother. They know nothing, you can sleep well. I don’t want to press charges against you, it never was my interest. I don’t want to ruin your reputation. I’ve been empathic enough to ask my self what came to your mind, even though I never justified your actions. If I’m writing to you right now it’s because I have nothing to hide. This is just an act of courage that I make to come to the conclusion that nothing bounds us.  At first I thought that being lesbian was like being in part like you. I thought that you loved women. But I was wrong. Dear R., you don’t love nor could you ever love a woman. You can’t say you love women if in the past you raped one of them. You can’t love women if you use their bodies like it’s just a toy,  if you squash them with your weight, if you tell them to touch you when they aren’t conscious about what they’re doing. You can’t love women nor kids. You can’t love children if you steal their innocence, if you force them to sexual acts against their will, if you silence them by imposing them your sick sexuality. When I undress sweetly a woman and I listen to her body bringing her to pleasure, I do this with respect, with love, dedication. Every woman is a world to discover for me, it’s such a complete human being in her strength and sweetness that I’m even surprised she exists. Love caresses that I share with women make me who I am. A woman who loves women. Somebody would say “a lesbian”. I don’t care about the name, the label. I care about loving and respecting women day by day. I’m interested in fighting for their rights, that are my rights too. When I think about my future I imagine myself with a wife by my side and maybe a daughter. I’d love to be a mother, I’d love to have a family. I thought this rape was the thing that unites us, that was something I had to be ashamed of, like a burden I could never free myself from. However, this rape is my strength, it’s a starting point, what reminds me everyday how different we are. That rape confirms that we will never be similar, that I love women and you don’t. Nothing unites us anymore, we could never be so far away from each other. You are a person without love, I’m a person that loves every day, that shows affection and sweetness in everything she does. You stole my childhood, I think you know that but you’ll never take my sweetness and my sensitivity away from me. Although even today I have problems to trust people,although I am sometimes afraid for no reason, love is the force that makes me keep going on this difficult journey called life. I have a life full of love, even though it isn’t the classical romantic love that everyone calls “relationship”. Maybe one day I’ll have that as well, but I’m not interested right now.
You could have silenced me when I was seven, you could have stolen my innocence and made my smile fade away, but you could never steal my desire to love. Dear R., I forgave you. I’m not angry with you anymore. I’ve no problems in talking to you. I always looked into your eyes, I’ve never been afraid to meet you. You’re the one bowing your head when you see me, you’re the one avoiding me. I don’t need an answer, I don’t need to know why. Not anymore, I don’t care. I only hope you thought about it, that you understood the gravity of our actions, if it means something. You don’t need to apologize. It doesn’t make any sense. That little woman you raped now is a warrior and she’s finally free. Nothing unites us anymore, the thread has been cut. You’re free as well and you have been forgiven. We are now separated, we have two opposite lives and both of us can live seperately her own life. I don’t want you to die, dear R. I wish you happiness and the best life could offer you. I hope you will be one day a woman that respects women. I hope that you will be able to learn one day what love is and that you will be as strong as I am. I really loved you, I never stopped from loving you despite the anger and the resentment. I hope you’ll free, like I am now.
There’s no more secret anymore, everything’s over.
We can finally open our eyes, both of us.”

December 17

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L’orgasmo vaginale non esiste (e vi spiego perché) — febbraio 4, 2018

L’orgasmo vaginale non esiste (e vi spiego perché)

[English translation below]

The clitoris has no other function than that of sexual pleasure.

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Anne Koedt – Il mito dell’orgasmo vaginale per il femminismo

Anne Koedt, femminista radicale americana, nel suo saggio del 1968 intitolato “Il mito dell’orgasmo vaginale” ha voluto sfatare il mito dell’orgasmo vaginale, educare riguardo il piacere sessuale femminile, basandosi anche sulle recenti ricerche di Alfred Kinsey. Critica apertamente il concetto di frigidità femminile elaborato da Freud, che credeva erroneamente che il sesso sia penetrativo e che una donna che non provi piacere in questo modo debba andare in cura. Per decenni si è creduto in questo mito della frigidità femminile, ma il numero elevato di donne “affette” da questa “patologia” era talmente elevato che anche gli esperti hanno dovuto fare marcia indietro. Secondo il paradigma patriarcale, la donna per essere donna avrebbe dovuto abbandonare la sua sessualità adolescenziale, quella clitoridea, per abbracciare il “piacere vaginale”. L’instaurazione di questo modello sessuale si è rivelato, però, un tentativo da parte dell’uomo di imporre alla donna un modo di vivere il sesso che non le appartiene, contrario alla sua autonomia e per questo innaturale.

Ma perché Freud era così critico nei confronti delle donne a cui non piaceva la penetrazione, da lui viste come “frigide”?

Perché per lui stesso la donna era un non-uomo, un individuo inferiore perché privo di pene e che, anzi, invidiava l’uomo perché ne ha uno. Freud ha giustificato i suoi preconcetti sulle donne elaborando una teoria che normalizza la loro inferiorità. In questo modo, ad esempio, si sono giustificati gli interventi chirurgici di riduzione delle piccole labbra. Il danno più grave, però, è stato quello di far credere alle donne di essere sbagliate. E ancora oggi donne e uomini disinformati parlano di “orgasmo vaginale”.

In realtà l’unico tipo di orgasmo esistente è quello clitorideo, come evidenziato dagli studi di Masters e Johnson. L’idea che esista un orgasmo vaginale è erroneo: l’orgasmo clitorideo avviene per stimolazione diretta della clitoride, mentre quello impropriamente detto “vaginale” avviene per stimolazione indiretta, tramite penetrazione. Il raggiungimento dell’orgasmo tramite il coito è, però, piuttosto rara negli individui di sesso femminile. Difatti, la stimolazione della clitoride tramite autoerotismo è stata associata alla massima intensità fisiologica della risposta orgasmica della donna, seguita dalla stimolazione esterna effettuata dal partner. Il livello minimo d’intensità nella risposta degli organi bersaglio veniva registrato durante il coito.

Anne Koedt si rifà a queste nuove scoperte scientifiche, contrarie a quelle freudiane, e ne approfitta per parlare di liberazione della sessualità femminile e di una nuova idea di sesso, diverso da quello definito come standard. In questo modo la donna sarà vista come un essere umano pari all’uomo, che vuole condividere l’atto sessuale in maniera uguale. Tuttavia, l’idea che il sesso non sia penetrativo mina l’istituzione patriarcale, in quanto gli uomini temono di diventare sessualmente superflui se la clitoride viene sostituita alla vagina come centro del piacere. Se si considera l’anatomia, afferma la Koedt, l’inserimento del pene nella vagina è perfetto per la riproduzione, ma non per la stimolazione sessuale, perché la clitoride è collocata all’esterno e più in alto.

Ma perché allora si diffondono ancora falsità sul piacere femminile?

Perché viviamo in un mondo patriarcale, perché esiste un sistema di oppressione, il genere, per il quale gli individui di sesso maschile opprimono quelli di sesso femminile. L’oppressione delle donne è ANCHE oppressione sessuale. Il sesso è stato ed è ancora uno strumento di asservimento della donna. Finché non si libererà il sesso dalla penetrazione obbligatoria, dall’idea che “se a una donna non piace la penetrazione il problema è il suo” non si arriverà mai all’effettiva liberazione femminile, né sociale né sessuale. Finché l’eterosessualità viene vista come la norma e non come uno dei possibili modi di vivere la propria sessualità, si manterrà l’oppressione femminile.

Carla Lonzi, la donna clitoridea, la donna vaginale e l’idea di sessualità liberata

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Carla Lonzi a sua volta affronta in “Sputiamo su Hegel” il problema del fallocentrismo e la tematica dell’orgasmo femminile. Il saggio “La donna clitoridea e la donna vaginale” si apre proprio così: “Il sesso femminile è la clitoride, il sesso maschile è il pene. […] Nell’uomo il meccanismo del piacere è strettamente connesso al meccanismo della riproduzione, nella donna meccanismo del piacere e meccanismo della riproduzione sono comunicanti, ma non coincidono. Avere imposto alla donna una coincidenza che non esisteva come dato di fatto nella sua fisiologia è stato un gesto di violenza culturale che non ha riscontro in nessun altro tipo di colonizzazione.” (p. 61). Nel saggio Carla Lonzi mette in evidenza come l’orgasmo vaginale sia un mito creato dall’uomo per mantenere lo stato di asservimento della donna, negando la sua esistenza come essere autonomo. Il piacere clitorideo, come aveva evidenziato anche Anne Koedt, è pertanto visto come potenziale minaccia perché è diretta dimostrazione che l’uomo non è indispensabile per la donna e pone le basi del rapporto sessuale come reciproco scambio di piaceri fra soggetti. Lonzi ci ricorda anche che il modello di passività imposto sulla donna si ripercuote su di lei su vari punti di vista: prima di tutto, negando la clitoride come centro del piacere e poi arrivando all’idea che la sessualità della donna sia necessariamente passiva. “Ci si chiede: ma perché la vagina è passiva? Non si può avvertire come qualcosa che prende, che agisce, invece di qualcosa che accoglie, si uniforma e subisce?” (pp. 75-76)

La clitoride è vista dalla scrittrice come un organo che debba essere equivalente al pene, ma “equivalenza non significa uguaglianza in dimensione ridotta. Infatti non si erige, non penetra, non emette sperma né orina, quindi non può fornire alla donna alcuna partecipazione a quelle esperienze tipiche della virilità a cui è collegato il mito fallico patriarcale. Ha invece una particolarità unica: permette orgasmi multipli e ininterrotti se sottoposto a stimolazione adeguata” (p. 105)

È necessario che in futuro il sesso non coincida più con penetrazione. È importante che gli atti sessuali diversi dal coito non siano visti come “preliminari” o “masturbazione”. Sesso dovrà inglobare qualunque atto che porta al reciproco piacere e l’unica differenza fra autoerotismo e sesso sarà dato unicamente dall’assenza o presenza del partner (p. 79).

Riscoprire il piacere clitorideo è la via della libertà per la donna. Allora il sesso non sarà più un’esperienza traumatica per nessuna donna, ma unicamente un reciproco accarezzarsi e toccarsi di corpi fra individui pari.

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[Translation]

Vaginal orgasm? It’s just a lie!

Anne Koedt, American radical feminist, in her essay “The myth of vaginal orgasm” (1968) debunks the myth of vaginal orgasm and educates about female sexual pleasure, according to the recent research done by Alfred Kinsey. She openly criticizes the Freudian concept of frigidity, who believes sex means penetration and that a woman should be cured, if she does not experience pleasure during what is commonly associated with the term “sex”. For decades experts believed in the myth of female frigidity, but the high number of women who “suffered” from this “disease” was so high that they had to do a step back. According to the patriarchal paradigm, the woman would have to abandon her clitoral sexuality to be fully a woman, she would have to embrace the “vaginal pleasure”. However, the establishment of this sexual model has been an attempt by men to impose on women an unnatural way of living sex and sexuality, that is contrary to their anatomy.

But why was Freud so critical of women who did not like penetration, whom he saw as “frigid”?

Because he believed a woman was a non-man, a lower individual because she doesn’t have a penis and who envied men for having one. Freud justified his prejudices against women by developing a theory that normalizes their inferiority. In this way, for example, surgical procedures for reducing the labia minora are justified. The most serious damage, however, was to make women believe they were wrong in their own bodies. And even today, uninformed women and men spread the myth of “vaginal orgasm”.

In fact, the only type of existing orgasm is clitoral, as evidenced by the Masters and Johnson’s research. It is erroneous to think that a vaginal orgasm exists: the clitoral orgasm occurs by direct stimulation of the clitoris, whereas what is wrongly known as “vaginal orgasm” happens when the clitoris is indirectly stimulated (through coitus). The achievement of orgasm through coitus is, however, rather rare in females. In fact, stimulation of the clitoris through masturbation has been associated with the maximum physiological intensity of women’s orgasmic response, followed by external stimulation performed by the partner. The minimum intensity level in the response of the target organs was recorded during coitus.

Anne Koedt refers back to the new scientific discoveries, opposed to the Freudian ones, and talks about the liberation of female sexuality and a new idea of ​​sex, which is different from the patriarchal standard. In this way women will be seen as human beings equal to men. However, the notion that sex is not penetrative undermines the patriarchal institution, as men fear to become sexually superfluous if the clitoris replaces the vagina as a centre of pleasure. If we think about anatomy, Koedt states, the insertion of the penis into the vagina is perfect for reproduction, but not for sexual stimulation, because the clitoris is located externally and higher up.

But why are myths about female pleasures so widespread?

Because we live in a patriarchal world, because there is a system of oppression, gender, that ensures male supremacy over women. The oppression of women is ALSO a sexual oppression. Sex has been and still is a means to perpetrate women’s subjugation. As long as sex won’t be free from compulsory penetration, from the idea that “if a woman doesn’t like penetration, that’s HER problem”, neither the sexual nor the social female liberation will ever occur. As long as heterosexuality is seen as the “norm “and not as one of the possible ways of living one’s sexuality, female oppression will be maintained by the patriarchal system.

Carla Lonzi – “Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale”

Carla Lonzi, just like Koedt, addresses the issues of phallocentrism and female orgasm in “Sputiamo su Hegel”. The essay “The Clitoral and the Vaginal Woman” opens with the following statements: “The female sex (organ) is the clitoris, the male sex (organ) is the penis. […] In men the mechanism of pleasure is strictly connected to the mechanism of reproduction, in women the mechanism of pleasure and the mechanism of reproduction communicate but do not coincide. To have imposed upon women a coincidence that has not existed as a given of fact within her physiology has been an act of cultural violence that has a comparison in no other type of colonisation.” (p.61).

In the essay, Carla Lonzi highlights how the vaginal orgasm is a myth created by men to maintain the state of enslavement of women, denying their existence as autonomous beings. Clitoral pleasure, as also pointed out by Anne Koedt, is therefore seen as a potential threat because it is a direct demonstration that men are not indispensable for women and lays the foundations of sexual intercourse as a mutual exchange between equal subjects. Lonzi also reminds us that the model of passivity imposed on women affects them for many reasons: first of all, by denying the clitoris as the centre of female pleasure and by depicting women’s sexuality as passive. “One may ask: but why is vagina passive? Why cannot we see it as something that takes, that acts, instead of something that receives, that conforms, that suffers?” (pp. 75-76)

The writer argues that the clitoris should have a relation of equivalence with the penis inasmuch as a centre of pleasure,  but “equivalence does not mean equality in a reduced dimension. In fact [the clitoris] does not become erect, does not penetrate, emits neither sperm nor urine, thus it cannot provide to women participation in the typical experiences of virility, connected to the phallic patriarchal myth. It has, instead, a unique particularity: it allows multiple and uninterrupted orgasms if subjected to adequate stimulation” (p. 105)

In the future sex should no longer coincide with penetration. It is important that sexual acts other than coitus are not seen as “foreplay” or “masturbation”. Sex will have to incorporate any act that leads to mutual pleasure and the only difference between autoeroticism and sex will be given solely by the absence or presence of the partner (p. 79).

Rediscovering clitoral pleasure is the way for women’s liberation. Then sex will no longer be a traumatic experience for women, but only mutual caresses between equals.

[Fonti/References]

Lonzi, C. (2010). Sputiamo su Hegel e altri scritti. Milano: Et al.

Orgasmo femminile negli individui di sesso femminile

Il mito dell’orgasmo vaginale – Wikipedia

Koedt, Anne (1968). “The myth of the vaginal orgasm”. Notes from the Second Year.