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Intervista a Vincenzo

Come descriveresti la parola “femminismo”? Cosa ti rende femminista? Come ti ci sei avvicinato?

Per me il femminismo è la consapevolezza del sessismo cui sono state vittime le donne nel corso dei secoli, ma anche una rivendicazione di uguaglianza tra maschi e femmine, nonché un superamento dei ruoli di genere che ancora oggi ci rendono stereotipati e svantaggiati su moltissimi aspetti. Mi sono avvicinato al femminismo grazie alla pagina Facebook “Le cagne sono animali meravigliosi”, anche se le mie idee erano già orientate verso di esso. Per fare un esempio, fin dall’adolescenza notavo (e biasimavo) la disparità inerente alla sessualità tra maschi e femmine: se un amico raccontava di aver fatto sesso con una ragazza riceveva congratulazioni e stima; se a raccontarlo era un’amica, riceveva epiteti come “zoccola”, “puttana” e via dicendo.
Da questi semplici, banali episodi iniziai a capire che la nostra società è profondamente misogina, e che l’unico modo per migliorarla è quello di mettere uomo e donna sullo stesso livello sociale, andando oltre le differenze biologiche.

C’è una correlazione fra comunità LGBT+ e femminismo?

Bella domanda. Se parliamo di lotta alla discriminazione e alla violenza, sì, la correlazione c’è.

Cosa ne pensi della recente spaccatura fra Arcilesbica ed Arcigay sulla maternità surrogata? Secondo te la paternità è un diritto?

Partiamo dal presupposto che la paternità non è un diritto. Anzi, premettiamo che un bambino non è un diritto, bensì un essere umano con dei diritti. La cosa è ben diversa, se vista con oggettività. Condivido la posizone di Arcilesbica sulla maternità surrogata. Va detto che a questa pratica vi ricorrono perlopiù coppie eterosessuali, motivo per cui non comprendo l’indignazione di molti rappresentanti di Arcigay. Io non ritengo giusto un mondo nel quale si stipula un contratto in cui si stabiliscono prezzi, spese legali e sanitarie e il compenso della madre surrogata. Passerebbe il triste messaggio che solo chi ha la possibilità di avere tanti soldi può adottare un bambino, comprandolo e sfruttando il corpo della donna. E non dimentichiamo cosa succederebbe se il bimbo non presentasse le peculiarità prospettate dai genitori adottivi. Stiamo parlando di un contratto commerciale che ci trasforma in merce, non di un atto d’amore. Se bastasse l’amore, non si ricorrerebbe ad una pratica così barbara.

Come credi sia la situazione in Italia per la comunità LGBT+? Ti senti discriminato? Cosa credi possa essere migliorato?

Penso che si debbano fare ancora dei grandi passi, tra cui abbattere i ruoli di genere e gli stereotipi. La situazione è lievemente migliorata, ma la discriminazione persiste. E va anche detto che le molteplici forme di discriminazione omofobica vanno a braccetto con quelle di matrice misogina, di cui molti omosessuali si rendono deliberatamente autori. La maggior parte degli omosessuali ha ancora un prototipo di maschio stereotipato. Basterebbe fare un giro su alcune chat come Grindr e Romeo. Nelle didascalie di questi grandi paladini della lotta alla discriminazione, leggi frasi come “Non accetto effeminati o checche, ma solo maschili”. Dunque il maschio deve per forza essere rude e possente, mentre se non lo è viene etichettato come effeminato. Capisci qual è il problema? Il fatto che maschi e femmine siano biologicamente diversi viene inteso come scusante per imporre un ruolo ai singoli individui. Dov’è scritto che il maschio debba essere rude? Perché non ci si accorge che l’avversione per i ragazzi considerate “checche” è il frutto della misoginia? Quindi sì, mi sento discriminato.

E per quanto riguarda i diritti delle donne? Quali credi siano le prossime mosse da fare?

L’unica mossa sta nel superare i ruoli di genere, in modo da avere una società basata sull’uguaglianza.
E’ chiaro che ottenendo un superamento di una tale portata non ci saranno più i presupposti per rendere le donne più precarie rispetto agli uomini nel mondo del lavoro, né più deboli né dipendenti da lui. La discriminazione tocca anche noi uomini, per cui dovremmo essere più compatti per il raggiungimento dell’obiettivo.

 

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